Virginia Fiume

L’importanza di citare le fonti (II) – Il plagio

InBlog, The medium is the message su 14 maggio 2012 a 18:13

C’è un aspetto dei media e soprattutto del “giornalismo/informazione” che non accetterò mai, che mi farà sempre arrabbiare. Chi prende le idee degli altri, il lavoro degli altri e lo confeziona come fosse suo.

Ne avevo già parlato qualche settimana fa, riferendomi ai lavori di traduzione su internet. Questione poi tranquillamente risolta.

Questa volta sarà impossibile probabilmente riprendere l’origine del processo.

Prima ancora di venire accusata di inutile protagonismo premetto che non mi sto lamentando del fatto che una “notizia” nel momento in cui viene pubblicata smetta di essere una notizia di un giornale e diventi un “contenuto collettivo”, a disposizione di tutte le testate di informazione/blog etc.

E’ la mancanza di rispetto per il lavoro altrui il problema.

Ecco la vicenda:

Ieri, domenica 13 maggio, Nòva, inserto di innovazione digitale e tecnologie del Sole 24 ore, pubblicava una copertina dedicata a Lady Gaga e al suo socialnetwork.

copertina di Nòva24 dedicata al social network di Lady Gaga

Qui non si legge, ma il testo introduttivo, scritto da me diceva più o meno questo:

“Signore, grazie per i miei amici, la mia famiglia e per tutti quei ragazzini urlanti. Dammi la forza di essere una vincente. Non solo per me, ma per loro.” Da poche settimane Lady Gaga ha smesso di rispondere alle interviste, impegnata nel tour mondiale dell’album Born this way. Queste parole le ha pronunciate il 24 aprile davanti alle telecamere della rete HBO. La popstar, che il 10 maggio ha raggiunto i 24 milioni di follower su twitter, quando è impegnata dal vivo non si interfaccia con la stampa, ma il dialogo tra i fan, chiamati Little Monsters e Mother Monster è costante. Un anno fa il manager Troy Carter, Gaga e, tra gli altri, il presidente esecutivo di Google, Eric Schmidt avevano dato vita a Backplane, società dal valore di oltre 1 milione di dollari. E’ nato Littlemonsters.com, sito esclusivo per i fan di Lady Gaga, uniti in nome del coraggio, della creatività e della tolleranza. Nòva è stato accolto per un giorno tra loro.

E’ davvero una curiosa coincidenza che un sito riprenda la notizia, ovviamente senza citare la fonte, iniziando il pezzo con la stessa identica citazione.

E’ ancora più curiosa la coincidenza che GQ riprenda esattamente il percorso di accesso al sito e la procedura di iscrizione.

Il pezzo (pubblicato oggi online, ma adeguatamente anticipato ieri) mi è costato tempo, fatica e idee e copia-incollarlo da altre parti, senza citarlo è una mancanza di rispetto per il mio lavoro, per l’ascolto di ore di video, per l’invio di domande alla direzione di Backplane per ottenere l’accesso alla comunità ristretta di utenti.E’ una mancanza di rispetto per la testata che ha deciso di pubblicare la notizia, assumendosi il rischio di parlare di un tema che per le persone superficiali potrebbe sembrare non interessante.

Migliaia di volte al giorno succedono fatti del genere, migliaia di volte al giorno qualcuno ruba il lavoro di qualcun’altro, ed è come se gli rubasse il tempo.

E se anche questo mio post è istintivo, resta una forma di analisi dei media. In Inghilterra quando si consegna un saggio accademico questo viene passato attraverso un software, Turnitin, che controlla il numero di citazioni: se il 20% di un testo è ripreso da altri articoli il compito non viene giudicato sufficiente.

Certi giornali italiani si meriterebbero uno scambio culturale con l’Inghilterra.

#SalTo12: quando parliamo di ebook non dimentichiamo gli scrittori

InThe medium is the message, Letture, Blog su 12 maggio 2012 a 09:40

Si svolge in questi giorni il Salone del Libro, a cui purtroppo non posso partecipare. Giovedì ho proposto un pezzo a un quotidiano online, che però non lo ha ritenuto abbastanza interessante per la pubblicazione. Siccome molte persone sono state coinvolte nella creazione di questo lavoro, immaginato per un pubblico di non addetti ai lavori, ho deciso di pubblicarlo qui, in una piccola operazione di “self publishing” in senso lato. E’ nato grazie al prezioso contributo del collettivo Ledita. E’ stato attraverso di loro che nel novembre del 2011 ho iniziato a interessarmi di “letteratura digitale” e di un mondo in cui troppo spesso mi pare ci si concentri sui metodi di lettura, sulle tecnologie, sulle dimensioni del mercato, ma non si guarda al processo creativo che dà vita a queste opere letterarie.

Quando parliamo di ebook non dimentichiamoci gli scrittori
Virginia Fiume

La venticinquesima edizione del Salone del Libro di Torino ha come filo conduttore il titolo Primavera digitale.

Il programma vede un fitto susseguirsi di appuntamenti sugli ebook, sui nuovi ritrovati della tecnologia per la lettura digitale e tavole rotonde sul rapporto tra lettura, scrittura e nuovi media. Eventi che per lo più si svolgono presso Book to the future, l’area del Padiglione 2 interamente dedicata all’editoria digitale. Ma di cosa parliamo quando discutiamo di mercato editoriale digitale? Come editori e autori approcciano la scrittura con le possibilità aperte dall’ebook?

A gennaio 2012 Antonio Tombolini, fondatore della piattaforma di distribuzione STEALTH, tracciava sul suo blog un quadro del mercato italiano nel mese di novembre 2011: una fetta di vendite pari a 3,7 milioni di euro, lo 0,3% del mercato totale.

Maria Cecilia Averame, fondatrice e responsabile editoriale della casa editrice digitale Quintadicopertina, ha organizzato per il Salone del libro di Torino l’evento Surf publishing – Everything can support writing (13 maggio, ore 14.00). Nell’incontro si ragionerà su come la scrittura possa essere sviluppata su qualunque supporto e sul fatto che “digitale” e “tradizionale” non sono due alternative, ma forme di uno stesso processo. “Ogni autore approccia l’ebook in modo diverso” spiega Averame “per esempio nella nostra collana Polistorie gli scrittori utilizzano tutte le possibilità, corredando i testi con link, video, finali aperti in cui è il lettore a scegliere quale filone seguire. Nel progetto Abbonamento allo scrittore, invece, gli autori si impegnano a scrivere quattro ebook in un anno. E il percorso di questi testi nasce dall’incontro con i lettori”.

All’incontro sul Surf Publishing di Quintadicopertina partecipa anche lo scrittore Francesco Forlani. Forlani ultimamente sta lavorando al progetto T-book, magliette letterarie ispirate alle famose “parole di cotone” degli anni ’90. Questa volta chi compra la maglietta troverà stampato un riquadro col codice QR, “scannerizzandolo” con uno smartphone sarà possibile accedere a un testo narrativo o poetico. “Non puoi buttare nell’acqua chi non sa nuotare. Ma ci sono scrittori e persone che si divertono e trovano naturale l’utilizzo di ogni tipo di supporto, dal blog, alle magliette, alla carta. Trovo molto noioso e patetico quando gli scrittori e gli editori ripetono che in Italia scrivono in troppi. E’ un discorso che a me ricorda certi amici che mi venivano a trovare a Parigi e osservando i boulevard affermavano “peccato per tutti questi turisti italiani” e io usavo rispondere “eccone uno proprio davanti a me”.

Il guadagno, in termini di diritti d’autore, per gli scrittori di libri digitali è ancora ridotto. E anche il dibattito sul prezzo giusto degli ebook è ancora aperto. Riportiamo un estratto di un intervento di Giuseppe Granieri, direttore editoriale di un’altra casa editrice digitale, la 40k, parte di una piattaforma internazionale: “A guardare il mercato -e gli standard che sta trovando- un romanzo dovrebbe uscire con un prezzo tra 6.99 e 9.99. Prezzi così bassi -considerando l’anomalia europea dell’IVA sugli ebook, al 21% in Italia- sono sostenibili se una parte dei ricavi deriva anche dalle vendite su carta. Se pubblichi solo in digitale il margine per gli autori e per mantenere l’organizzazione degli editori diventa sostenibile solo postulando un numero molto maggiore di copie vendute. E il mercato non è destinato a crescere in proporzioni tali da giustificare l’ipotesi secondo cui tutti i titoli venderanno il doppio o il triplo delle copie.”

Chiude questa panoramica Arturo Robertazzi, blogger e autore nel 2011 con la casa editrice Aìsara del romanzo Zagreb. A questo Salone del libro ha presentato eZagreb, la versione digitale, arricchita con link, video, materiali d’archivio: “Zagreb è un romanzo calato nella realtà storica delle guerre della ex Jugoslavia, da cui tutti i riferimenti spaziotemporali (a parte il titolo) sono stati rimossi per scelta narrativa. Zagreb quindi si presta benissimo alla realizzazione di un eBook che sveli i punti di incontro tra racconto e Storia e, al contempo, indichi, tra le sue pagine digitali, un percorso di studio delle guerre jugoslave”. E Robertazzi, che di mestiere fa il chimico, supera con sincerità disarmante la questione dei compensi: “La maggior parte degli autori guadagna poco dal cartaceo e forse ancora meno dal digitale. Ma un autore dovrebbe concentrarsi (anche) sul digitale perché i tempi in cui viviamo lo richiedono. Se un autore oggi non sperimenta nel digitale non è né testimone né espressione dei suoi tempi.”

La politica del condominio

InBlog, Canzoni del maggio su 10 maggio 2012 a 16:01

Sono passati tre giorni dalla chiusura dei seggi delle ultime elezioni amministrative. Si è già discusso di tutto: soprattutto del calo dell’affluenza e del successo del Movimento 5 stelle. Non dico di Grillo perché conservo ancora la convinzione che la politica sia fatta da tante persone e non dai leader. E forse uso questo post per fare un po’ di chiarezza su questo punto, almeno nella mia testa.

Alla vigilia delle elezioni sia Pierluigi Bersani che Angelino Alfano si sono premurati di comunicare a reti semi-unificate che queste elezioni erano sì importanti, ma non avevano un peso nazionale. Da che mi ricordo le elezioni amministrative (così come quelle europee), di qualunque tipo, sono sempre state usate dagli apparati di partito come un termometro. Il dibattito pre-elettorale è più spesso sulla resa dei conti tra maggioranza e opposizione che non su programmi e strategie di attuazione del programma.

E allora cosa è successo questa volta? Tutti moderati dai Tecnici?

Mi sono convinta che questa volta sia accaduto qualche cosa di diverso. Questa volta i cittadini (la maggior parte di quelli che hanno votato, per lo meno, o di quelli che non hanno barato -v. caso Catanzaro ) hanno scelto con più consapevolezza. Un esempio emblematico potrebbe essere il flop di Fabrizio Ferrandelli a Palermo. Doveva essere il candidato della ormai mitologica società civile e invece arriva al ballottaggio con le tasche piene di cocci. E alcuni elettori di sinistra spiegano la faccenda non come la solita crisi della sinistra, ma come una conseguenza dei maldestri tentativi della base di stare dietro ai vertici.

Molti parlano della crisi dei Partiti. Io leggo un’intervista all’antropologo evoluzionista Robin Dunbar (direttore dell’Institute of cognitive and evolutionary anthropology di Oxford) e ho la sensazione di aver trovato una risposta.

Dunbar teorizza che il numero ottimale per una comunità sia il 150. Oltre questo numero di persone l’essere umano non sarebbe più capace di percepire emotivamente i suoi simili. E oltre questo numero non sarebbe più possibile verificare la presenza di imbroglioni e persone false.

E così il così detto “numero di Dunbar” sembra darmi una risposta a diversi temi recenti: le ristrutturazioni di case “a sua insaputa”, le tangenti non controllate dai partiti, gli appalti truccati, il distacco dei cittadini dalla politica: tra i Parlamentari, eletti o nominati che siano, e i cittadini ci sono ben più di 150 persone. E forse è per questo che la maggior parte degli eletti e dei nominati ci mette ben poco a dimenticarsi del contatto emozionale con gli elettori. E quegli eletti e quei nominati smettono di essere cittadini e diventano altro.

Dunbar spiega la faccenda con le relazioni tra le scimmie che si spulciano. Ma per i più schizzinosi possono valere i dati che raccoglie dai registri parrocchiali inglesi del 18° secolo: pare che ogni contea non avesse più di 150 abitanti.

Non so se questo è un delirio, ma so che ora cerco di capire cosa devo fare per far mettere una rastrelliera per le biciclette nel cortile del mio condominio.

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